ΤΗΝ ΕΠΙΣΤΟΛΗΝ ΚΕΧΙΑΣΜΕΝΗΝ P. Oxy XLII 3057

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  • ΤΗΝΕΠΙΣΤΟΛΗΝΚΕΧΙΑΣΜΕΝΗΝP. Oxy XLII 3057 Author(s): Orsolina Montevecchi Source: Aegyptus, Anno 80, No. 1/2 (Gennaio-Dicembre 2000), pp. 187-194 Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41217711 . Accessed: 15/06/2014 05:50 Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of the Terms & Conditions of Use, available at . http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp . JSTOR is a not-for-profit service that helps scholars, researchers, and students discover, use, and build upon a wide range of content in a trusted digital archive. We use information technology and tools to increase productivity and facilitate new forms of scholarship. For more information about JSTOR, please contact support@jstor.org. . Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore is collaborating with JSTOR to digitize, preserve and extend access to Aegyptus. http://www.jstor.org This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/action/showPublisher?publisherCode=vitaepensiero http://www.jstor.org/stable/41217711?origin=JSTOR-pdf http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • 187 P. Oxy. XLII 3057 recto By permission of the Egypt Exploration Society This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • 188 I с о 1 w ft 4_) § I CQ i 'г' О 1 This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • THN EniSTOAHN KEXIA2MENHN P. Oxy XLII 3057 R Oxy. XLII 3057 non cessa di destare interesse per ciò che vi si legge e più ancora per ciò che sembra di intuire, senza trovar- ne una precisa conferma. Che possa essere una lettera fra cristia- ni sembra probabile, anche se la datazione, su base paleografica, è molto alta (I ex.lll in.). L'editore, P. Parsons, ed altri studiosi che se ne sono occupati in seguito, hanno trovato riscontri inte- ressanti in scritti di autori cristiani; Llevelyn e Kearsley l'hanno ripubblicata (1) e commentata come quella che potrebbe essere la più antica lettera cristiana a noi pervenuta. Ma si può affermarlo con sicurezza? Mi ha indotto a riconsiderarla la ricapitolazione di tutta la questione fatta da Ilaria Ramelli, con interessanti riscontri e osservazioni, pubblicata più sopra in questa stessa rivista. Sono ritornata a guardare la riproduzione fotografica del papiro pub- blicata dal Parsons nel 1980 (2) e qui ripresentata, e mi è sem- brato che valesse la pena di riesaminarla. Occorre ripartire da uno sguardo attento all'insieme e ai particolari anche esteriori di quel papiro, tenendo presenti le parole che non sono state ancora interpretate in modo soddisfacente: tï|V èjtioToX,f|V xexiaöfxevriv. Rileggendo la lettera sulla fotografìa, colpisce l'accuratezza e l'ordine anche esteriore dell'esecuzione grafica, l'attenzione ai particolari, la simmetria nel prescritto iniziale, distribuito in due righe e ben spaziato. La lettera è stata riletta dallo scriba e alcu- ne piccole sviste corrette, proprio come se si trattasse di un testo letterario (una svista gli è sfuggita a r. 17: (piXaXXr]i(x). Anche la scrittura è semiletteraria. Chi ha dettato la lettera è per- ii) New Documents Illustrating Early Christianity, vol. 6 (1992), pp. 169-177. (2) The early Christian letter?, Miscellanea Papyrologica (Pap. Flor. VII), Firenze 1980, p. 289, tav. VII. This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • 1 90 ORSOLINA MONTEVECCHI sona colta: lo stile è corretto e scorrevole, si nota una certa fre- quenza di vocaboli non usuali. Lo scriba è esperto e preciso: un professionista; ma alla fine con naturalezza s'inserisce di persona fra i corrispondenti, aggiungendo i suoi saluti per il «padrone» - che è il destinatario - : dunque è uno schiavo, ma sembra non esse- re estraneo ai corrispondenti, chiamati ripetutamente «fratelli». Si ha l'impressione che la chiave per Tinterpretazione non solo della lettera, ma anche dei rapporti fra i corrispondenti, possa celarsi in quell'espressione, mai prima attestata, «xfiv èjtioloX/nv X8Xioto|iévriv» (r. 3), che potrebbe significare «la lettera annulla- ta con uno (o più) X», come si usava fare nei contratti e nelle obbligazioni per invalidarli (ma che senso avrebbe trattandosi di una missiva?), oppure «contrassegnata con il X» (3). Parsons osserva che il X di %aÍQEiv è sopralineato: lo scriba aveva forse l'intenzione di abbreviare la parola e poi l'ha scritta per intero? A me pare che l'intenzione di abbreviare sia da escludere, data la calcolata simmetria con cui sono disposte le parole nelle prime due righe, come se fossero il titolo di un'opera letteraria. Osserva ancora il Parsons (4) che se la lettera fosse cristiana si potrebbe interpretare «segnata con il segno della croce». Ma aggiunge subito: «The hypothesis crumbles easily ... Only violence will produce to the oTOUQÓç in line 2. The date is against it». E non solo la data: nel X due linee s'intersecano, ma non è una croce, e non è mai usato per indicare la croce. Sia per i pagani come per i cristiani la croce - OTOUQÓc - è rappresentata dal tau, T (5), che ne riproduce la forma; la parola oTOUQÓç nei codici del Nuovo Testamento è uno dei nomina sacra e viene compendiato con CTC. I cristiani nei primi tre secoli - ed oltre - non hanno mai con- trassegnato documenti о lettere con la croce. E ciò per due moti- vi: in primo luogo perché ben presto erano stati identificati come gli adoratori di un uomo crocifisso (6): per prudenza si evitava (3) In scholia^ per segnalare una parola о un'espressione degna di attenzione; о tracciato come contrassegno su animali: cf. Diod. S. 2, 58: Zcocx òvoi YQCX|Ji(Jiaîç xexuxo^eva. (4) P. Oxy. XLII 3057, nota alla r. 15. (5) Lucian. Jud. Voe. 12; Ер. Barn. 9, 8; Clem. Strom. 6, 11; Origen., Sel. in Ezech. 9, 4; Temili. Adv. Mamonem 3, 22; si veda Lampe, Patr. Lex. s.v. Stauros, D. - A con- ferma del significato si da spesso anche il valore numerico del tau: ol TQimtóoioi. (6) Cf. il graffito della domus Gelotiana sul Palatino: un cristiano adora un croci- fìsso con la testa d'asino. This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • THN ЕШГГОЛШ KEXIA2MENHN 1 9 1 quello che poteva essere un segno di riconoscimento; in secondo luogo perché il supplizio della croce, orribile e infamante, era tuttora in vigore, e destava un orrore istintivo nei cristiani stes- si. Anche nella liturgia e nel culto la croce tardò a comparire (7); come nornen sacrum CTC compare nel VII secolo. La croce è rara anche nelle catacombe. Solo dopo il ritrovamento della croce di Cristo in Gerusalemme e dopo l'abolizione del supplizio della croce come pena di morte, la croce entrò nel culto. Ma nei docu- menti lo otouqÓç, T, non compare mai (8). Nella lettera di cui ci occupiamo il chi sopralineato mi sembra avere un altro e ben preciso significato. Siamo nell'epoca in cui entrano in uso, nei testi dell'Antico e del Nuovo Testamento, i nomina sacra, compendi di alcune parole indicanti Dio, Padre, Gesù, Cristo, ed altri personaggi о realtà sacre, mediante la prima (o le prime due se consonanti) e l'ultima lettera, soprali- neate: XP о ХС è XqiotÓç (9). Nella epistola di cui ci occupia- mo il X di xaÍQEiv sopralineato, a mio parere, è X(qioxÓç): in questo contesto lo scriba non poteva andare oltre la prima lette- ra, ma come segno convenuto era sufficiente. Se è così, anche la lettera a noi pervenuta è una èjcioToXf] xexuxo|iévT] - «lettera contrassegnata con il X» -, come quella (7) Sulla croce nel culto e nella liturgia cf. l'articolo «Croce» nella Enc. Ital. vol. XII (С. KOROLEWSKlj) pp. 2-3. Molto più tardi, già in età bizantina avanzata, comincia ad essere rappresentato il Cristo sulla croce: avvolto in un manto regale, non sofferente ma già glorioso: appunto, Xqiotóç. Si veda anche Kittel-Friedrich, Grande Lessico del N.T. s.v. crcauQÓç, XII, coll. 971 ss. (Joh. Schneider). (8) Anche il mondo occidentale latino, nonostante la progressiva ignoranza del greco, sa che la croce è il tau: il passo di Ezechiele 4, 5, letteralmente tradotto nella Vulgata, viene commentato spesso e interpretato come una profezia della potenza sal- vifica della croce, rappresentata dal tau. Francesco d'Assisi, che non era un dotto, segna con il tau le sue lettere. Cf. Dizionario francescano, Padova 1983, s. v. Tau, coll. 1786-1794 (D. VORREUX). Nel medioevo latino si sviluppa e si diffonde la devozio- ne alla croce e al Crocifìsso. (9) Sui nomina sacra'. A.H.R.E. Paap, Nomma Sacra tn the Greek Papyri of the First Five Centuries, Leiden 1959; T.C. Skeat, Early Christian Book Production: Papyri and Manuscripts, cap. Ill, in G.W.H. Lampe, The Cambridge History of the Bible, 2. The West from the Fathers to the Reformation, Cambridge 1969-1988, pp. 54-79; C.N. Roberts, Manuscripts Society and Belief in Early Christian Egypt, London 1979, pp. 26-48. A. Millard, Ancient Abbreviations and the Nomina Sacra, in Chr. Eyre et alii (edd.), The Umbroken Reed. Studies in the Culture and Heritage of Ancient Egypt, in Honour of A.F. Shore, London 1994, pp. 221-226. This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • 1 92 ORSOLINA MONTEVECCHI che il mittente dice di aver ricevuto: è uno scambio di corri- spondenza fra cristiani. Il X sopralineato non è un segno di rico- noscimento: è un'espressione di fede e di devozione che solo i «fratelli» conoscono, un richiamo e un'esortazione reciproca. Il nome di Cristo è il più significativo per i credenti: è il nome del Risorto, del Messia-Re, su cui si fonda la loro fede e la loro spe- ranza: «Se Cristo non è risorto vana è la nostra fede» (/ Cor. 15, 14). Con Costantino il monogramma di Cristo sarà segnato sui labari, о nella forma, "r che fonde il X e il P, trasmessa da Lattanzio: «transversa X littera, summo capite circumfiexo, Christum in scutis notât» «posta obliquamente la lettera chi e curvatane la sommità, segna sugli scudi Cristo» (10); o, come scrive Eusebio, «Xia£o|iévou тог) qco хата то ¡леааьтатоу», «essendo il rho attra- versato nel mezzo dal chi» (11) cioè nella formai. Se non c'è- dubbio che "^significhi Xqiotoç, come afferma Lattanzio {«notât Christum in scutis»), mentre la croce è il tau T, che cosa significa il segno + , che dal V secolo troviamo spesso in alternativa con"f", di cui sembra essere una semplificazione? È la «croce greca», come spesso vien definita? Non sarà, in origine, la «transversa chi littera», cioè il X posto obliquamente, senza il P, quindi ancora X(QloTÓç)? Siamo noi moderni, sui quali si è depositata l'esperienza dell'età di mezzo, con le sue forme e le sue devozioni, a interpretarlo come croce? Certo siamo noi moderni a definire «croce monogrammatica» il segno + che il contempo- raneo Lattanzio legge Xq(iotóç). Per tentare di chiarire il dubbio e d'interpretare rettamente, penso che occorra tener presente il radicale cambiamento avve- nuto nel corso del secolo IV: da Diocleziano a Teodosio il Cristianesimo è passato dalla persecuzione al rango di religione di Stato: la reazione pagana di Giuliano non è riuscita ad arre- stare il corso degli eventi. Durante il secolo IV - secolo trava- gliato ma fecondo, tra eresie, controversie e concili; secolo di assestamento teologico, liturgico, organizzativo - il segno + non compare. Emerge nel secolo V, nelle lettere private e nei (10) De mort, persec. 44, 5. Per l'interpretazione si veda Marta Sordi, // Cristianesimo e Roma, Bologna 1965, pp. 387 e 452-3. (11) Vita Constantin, I, 31. This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • THN EniITOAHN KEXIA2MENHN 1 93 documenti, soprattutto all'inizio e alla fine di contratti e di atti notarili (12). A distanza di tempo e in un clima mutato, può affermarsi, diffondersi e - qualunque sia stata la sua origine - rappresentare la croce in una forma armonica, non crudamente veristica come il T (noto agli autori, ma, come si è detto, mai usato nei documenti) (13). Quasi a segnare il suo emergere e a spiegare il suo significato, nella seconda metà del secolo IV quel segno quadrifronte aveva ispirato a Gregorio di Nissa un'inter- pretazione - teologica e poetica insieme - sulla dimensione cosmica della croce, "la cui figura è distinta in quattro parti, in maniera che, partendo dal centro, al quale tutto l'insieme con- verge, ... colui il quale fu disteso sulla croce ... è colui che strin- ge e congiunge a sé l'universo, riunendo mediante la sua persona le diverse nature degli esseri in una sola concordia e in un'unica armonia" (14). * Ma ritorniamo a P.Oxy. XLII 3057. Sappiamo che la lettera è stata trovata a Ossirinco, dove era stata recapitata. Donde sarà partita? La cultura del mittente, la professionalità dello scriba, la presenza di una comunità di «fratelli» a una data tanto alta, fanno pensare ad un centro importante anche culturalmente: pro- babilmente Alessandria, dove il Cristianesimo dovette arrivare presto, a motivo dei frequentissimi rapporti e scambi di quella numerosa colonia ebraica con la Palestina. Ne è prova la presen- za di un alessandrino, Apollo, a predicare la buona novella a (12) In qualche documento di età bizantina il procurator ауС(Х[Л[ШТО1) attesta che, in sua presenza, un contraente analfabeta ha sottoscritto con tre + (P. Lips. I 90, 10; cf. anche P. Jand. II 16; P. Mon. VII 91; SB I 5608). (13) Precedentemente, nella seconda metà del III secolo, Ireneo di Lione, in polemica con gli eretici sul valore e il significato dei numeri, aveva accennato di pas- saggio a quel segno, individuando in esso cinque punti significativi {Adv. haer. II, 24, 4). (14) Gregorio Nisseno, La grande catechesi (Orat io catechetica magna), Introduzione, traduzione e note a cura di Mario Naldini (Città Nuova ed., 1982), с. XXXII, 6. This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp
  • 1 94 ORSOUNA MONTEVECCHI Corinto, contemporaneamente a san Paolo verso la fine degli anni cinquanta (15). E da Alessandria il Cristianesimo potè arri- vare facilmente e rapidamente nell'interno del paese diffonden- dosi xaxà JióXeiç. Ossirinco era anch'essa una città di cultura, popolosa e vivace, e aveva stretti e frequenti rapporti con Alessandria (16). Lo scambio di lettere tra le due comunità cri- stiane s'inquadra bene nell'ambiente e nel tempo. Orsolina Montevecchi (15) Cf. I Cor. 3, 6; Atti 18, 24-28. Si veda ora Jorge J.F. Sangrador, // Vangelo in Egitto, Le origini della comunità cristiana di Alessandria, Ed. San Paolo, 2000. (16) Lo scriba si chiama Aeovôtç. Nei papiri ricorre spesso Aeovx&ç, ipocorismo di Aéœv, -OVTOÇ, mentre vi sono solo quattro occorrenze di Aeovôç - che qui è sicu- ro -, ipocorismo del latino Leo, -onis. Schiavi e schiave che portano nomi di origine latina s'incontrano non di rado in documenti alessandrini. Ciò concorda con l'ipote- si che la lettera sia stata scritta ad Alessandria. This content downloaded from 62.122.78.49 on Sun, 15 Jun 2014 05:50:39 AM All use subject to JSTOR Terms and Conditions http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp Article Contents p. 187 p. 188 p. [189] p. 190 p. 191 p. 192 p. 193 p. 194 Issue Table of Contents Aegyptus, Anno 80, No. 1/2 (Gennaio-Dicembre 2000), pp. 1-322 Front Matter La tradizione manoscritta di Eschine tra i papiri e i codici medievali [pp. 3-98] A proposito di ἐν μάνδϱᾳ in P. Oxy. 984 [pp. 99-115] Libi e allume in un papiro milanese: P. Med. inv. 69.44 B [pp. 117-131] Efebia e ginnasio. In margine a B. Legras, Néotês [pp. 133-138] Ritorniamo a Licopoli e a Plotino [pp. 139-143] Ancora su Lycopolis [pp. 145-146] Die Qumranfragmente der Höhle 7 (7Q) im Computertest [pp. 147-168] Una delle più antiche lettere cristiane extracanoniche? [pp. 169-185] ΤΗΝ ΕΠΙΣΤΟΛΗΝ ΚΕΧΙΑΣΜΕΝΗΝ P. Oxy XLII 3057 [pp. 187-194] Los antecedentes isíacos del culto a María [pp. 195-214] Marcello Gigante Buccino (Salerno) 1923 - Napoli 2001 [pp. 215-221] Jean Scherer 21 août 1911-22 avril 2001 [pp. 223-225] Guy Wagner 1941 - 2000 [pp. 227-229] Errata corrige a Aegyptus LXXIX (1999): TESTI RECENTEMENTE PUBBLICATI [pp. 230-230] TESTI RECENTEMENTE PUBBLICATI [pp. 231-283] RECENSIONI E BIBLIOGRAFIA Review: untitled [pp. 285-288] Review: untitled [pp. 288-292] Review: untitled [pp. 292-294] Review: untitled [pp. 294-296] Review: untitled [pp. 296-297] Review: untitled [pp. 297-300] Review: untitled [pp. 300-302] Review: untitled [pp. 302-306] BIBLIOGRAFIA METODICA: DEGLI STUDI DI EGITTOLOGIA E DI PAPIROLOGIA [pp. 307-316] LIBRI RICEVUTI [pp. 318-322] Back Matter